Friday, June 15, 2012

COMUNICATO STAMPA Il giorno 24 marzo l’UCSEI, Ufficio Centrale Studenti Esteri in Italia, ha inviato la seguente “lettera aperta” alla Presidenza della Repubblica e, per conoscenza, al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, al Ministero degli Affari Esteri e al Ministero dell’Interno:


LETTERA APERTA

LE PORTE PER GLI STUDENTI STRANIERI SI CHIUDONO, INVECE DI APRIRSI


Caro Presidente,
abbiamo letto con sincera soddisfazione e con gratitudine il Suo appello dello scorso 14 dicembre, di ritorno dal viaggio in Cina, nel quale dichiarava: ‘Dobbiamo internazionalizzare il nostro sistema universitario. Dobbiamo avere più studenti stranieri nelle aule dei nostri atenei’.  Avevamo fiducia che qualcosa si sarebbe davvero mosso, anche perché sapevamo che il Quirinale aveva inviato un suo messo presso il Ministero dell’Università proprio per favorire una maggiore apertura degli atenei all’ingresso degli studenti stranieri; e, certo, non solo di quelli cinesi.

D’altra parte, da parecchi anni le università mettono a disposizione, ogni anno accademico, un numero di posti per gli studenti stranieri piuttosto consistente e in progressiva crescita: dai 20.230 del 2000-01 ai 30.699 del 2004-05. Epperò, poi, le immatricolazioni di studenti stranieri risultano sempre di molto inferiori: l’ultimo dato di cui disponiamo (anno 2002-03) dice che le matricole straniere sono state 7.168. Come, si vede c’è uno scarto molto rilevante.

Perché vengono così pochi giovani stranieri a studiare nelle università italiane (l’Italia è all’ultimo posto nell’Unione europea dei 15)? Gli esperti sono concordi nel dire che questo dipende non già, o non solo, dalla scarsa diffusione della lingua italiana o da una scarsa qualità didattica del sistema universitario italiano, ma, soprattutto, dalla confusione normativa e dall’esistenza di un sistema amministrativo e burocratico “chiuso” che pone ostacoli supplementari alla mobilità in entrata degli studenti stranieri (e dei ricercatori).
Lo abbiamo documentato a dicembre con la pubblicazione del libro “Studiare da stranieri nelle università italiane” e con un seminario di presentazione del volume, tenutosi a Roma il 16 dicembre.
Lo diciamo da tantissimi anni: manca, in Italia, una normativa specifica per gli studenti stranieri, i quali – considerati semplicemente degli stranieri – vengono assoggettati, per quanto riguarda i visti di ingresso e i permessi di soggiorno (e molti altri aspetti della loro condizione), alle normative dei lavoratori stranieri immigrati o che desiderano immigrare.

Dopo il Suo intervento, caro Presidente, eravamo, però – lo ripetiamo -, sinceramente fiduciosi.

Invece, la consueta circolare interministeriale in cui sono contenute le “Disposizioni per l’immatricolazione degli studenti stranieri e comunitari – valide per il triennio 2005-2007” ci ha fatto toccare nuovamente con mano l’incoerenza del nostro sistema di norme e di regolamenti e la sua incapacità di consentire realmente quella apertura agli studenti stranieri da Lei (e da noi) invocata.

Le Disposizioni emanate il 21 marzo dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, là dove si parla della “dimostrazione dei mezzi di sostentamento sufficienti” (necessari per lo studente non abbiente o che non abbia la borsa di studio del Ministero degli Esteri, il quale ne concede solo 400 circa all’anno) elimina quelle possibilità di prestare la garanzia di copertura economica che fino all’anno scorso esistevano: cioè, la garanzia data da parte di cittadini italiani o stranieri regolarmente soggiornanti, oppure da associazioni professionali e sindacali, o, ancora, da enti e associazioni di volontariato. Con le nuove Disposizioni la garanzia economica può essere data soltanto “da Istituzioni ed Enti italiani di accertato credito, da Governi locali, o da istituzioni ed Enti stranieri considerati affidabili dalla Rappresentanza diplomatica italiana”.

E perché questo passo indietro così pesante? Perché il nuovo Regolamento di attuazione della legge Bossi-Fini (Decreto del Presidente della Repubblica n. 334 del 18 ottobre 2004, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 1° febbraio 2005), ha recepito – a distanza di due anni - l’articolo 23 della legge Bossi-Fini (approvata il 30 luglio 2002) in cui erano state eliminate, appunto, le cosiddette “sponsorizzazioni” per l’ingresso di lavoratori immigrati, cioè le garanzie di copertura economica (prima previste dall’art. 34 del Testo Unico sull’immigrazione – il Decreto legislativo n. 286 del luglio 1998 -, che recepiva la legge Turco-Napolitano del marzo ’98 e, quindi, dal Regolamento attuativo in vigore fino a poche settimane fa, il Decreto Presidente della Repubblica n. 394 dell’agosto ’99).

Per la questione della copertura economica per gli studenti non abbienti (si deve dimostrare la disponibilità di 350,57 euro mensili per entrare a studiare in Italia, secondo le Disposizioni interministeriali), le “Disposizioni annuali per l’immatricolazione degli studenti stranieri”, fino allo scorso anno, si sono avvalse – in mancanza di norme specifiche per l’ingresso degli studenti stranieri – del Testo Unico, cioè il Decreto legislativo n. 286 del ’98 (che rinviava al Regolamento del ‘99). Ma ora è stato, appunto, approvato il nuovo Regolamento; e, dunque, il riferimento del Testo Unico, contenuto come lo scorso anno nelle Disposizioni, rinvia al nuovo Regolamento.

Insomma, il pasticcio è senza fine. Le nuove normative sull’ingresso per lavoro degli immigrati, come è noto più restrittive di quelle approvate con il precedente Governo, hanno finito per coinvolgere anche gli studenti, rendendo molto più difficile anche per loro l’ingresso in Italia.

Le porte, invece di aprirsi, si chiudono.
Si può fare qualcosa?


Roma 24 marzo 2005


Ufficio Centrale Studenti Esteri in Italia

                                                                                              (Presidente don Remigio Musaragno)




2006-11-22 Giampiero Forcesi - “DALLA PARTE DEGLI STUDENTI ESTERI” - La buona battaglia di don Remigio Musaragno - UCSEI (Ufficio Centrale Studenti Esteri in Italia)



Roma (Agenzia Fides) - “Il fatto è che non lascerà eredi. Questo ormai si può dire. Compie 80 anni, don Remigio, ed eredi non ce ne sono. E, a pensarci bene, non ce ne potrebbero essere. Successori, certo, sì, e magari bravi. Le "opere" di don Remigio, infatti, probabilmente proseguiranno anche quando lui si ritirerà definitivamente. Certo, proseguirà il Centro Giovanni XXIII, così prezioso nel suo accogliere, nel cuore di Roma, fino a 170 studenti per anno. Ed è auspicabile che proseguirà anche l'Ufficio centrale studenti esteri, l’Ucsei, con il suo servizio sociale che aiuta economicamente gli studenti in difficoltà e con il suo settore di animazione culturale che cerca di valorizzare la presenza in Italia degli studenti esteri e di consentire a loro di essere, un domani, uomini e donne di cerniera tra il loro e il nostro paese, affinché ci sia più amicizia tra i popoli e dunque più cooperazione e più giustizia. Ma lo spirito delle sue "opere" potrà essere lo stesso? E' ben difficile, a meno che non sia lo Spirito a prendersi cura dell'eredità di don Remigio. Quanto a lui, che dire? L'impressione è che si sia sentito, con buon senso evangelico, un servo mutile, e che dunque abbia pensato che non valesse così tanto la pena di preservare e tramandare ciò che andava compiendo. L'impressione è che si sia sentito, anche qui con intelligenza evangelica, un seme, un lievito; e dunque ora egli è tranquillo e ha fiducia che, da quanto è stato seminato e impastato, potranno venire altri frutti, altri sviluppi; non importa sapere quali e come”.

(dalla introduzione di Giampiero Forcesi). (S.L.) (Agenzia Fides 22/11/2006 - Righe 17; Parole 279)

http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=11114&lan=ita

Tratto da rassegna stampa GMM - Citta' del Vaticano, 16 gen. - (Adnkronos)



Un’attenzione particolare, inoltre, Benedetto XVI riserva quest’anno agli studenti internazionali. È un mondo della mobilità che in Italia, 50 anni fa, aveva visto la cura e la passione del sacerdote don Remigio Musaragno (1927-2009), fondatore dell’Ucsei (Ufficio centrale studenti esteri in Italia) e del Centro Giovanni XXIII, che ha saputo saggiamente coniugare la grande possibilità dell’internazionalizzazione degli studi universitari con la cooperazione internazionale.

Oggi 2.700.000 giovani universitari studiano fuori dal proprio Paese, e quasi il 60% sono in Europa. L’Italia, però, è al fondo dei Paesi Ocse per numero di studenti stranieri iscritti alle nostre università: 54.707 studenti, cioè il 3,1% di tutti gli studenti universitari. Il gruppo più numeroso di universitari stranieri in Italia sono gli albanesi, con 11.380 iscritti; altre presenze significative riguardano i greci e i cinesi (oltre 5.000, quasi il 7%); i romeni (4.000, oltre il 6%) e i camerunensi (3.000, quasi il 4%). Tra gli universitari stranieri che registrano una maggiore crescita sono da ricordare i cinesi (più 10,9%) e i romeni (più 9,9%). Nel 2009 si sono laureati 6.240 universitari stranieri. La pastorale delle migrazioni nelle nostre Diocesi e parrocchie è chiamata a non dimenticare questi volti di nuovi migranti, che sono soprattutto giovani, per una "nuova evangelizzazione" che guardi al mondo come a "una sola famiglia umana".
Giancarlo Perego, Direttore generale Migrantes  (Avvenire.it)

Tuesday, June 5, 2012

Mario Rahi e Mehdi Elias baba-Ameur

                                                   
                                                   

Compleanno d. Remigio '07

Monday, June 4, 2012

Studenti stranieri: gli 80 anni di Mons. Remigio Musaragno É fondatore dell'Ucsei (Ufficio Centrale Studenti Esteri in italia) e del Convitto Universitario Giovanni XXIII


Roma (Migranti–press) – "Essere studenti esteri oppure esilanti o immigrati per motivi di lavoro si è sempre gente che vive fuori della propria patria, galleggianti su una piattaforma mobile, privi di sicurezza per l´oggi e per il domani, con cuore aperto e riconoscente verso chi porge una mano per sollevare da questa condizione di sofferta precarietà". E´ quanto scrive p. Bruno Mioli nel volume "Dalla parte degli studenti esteri. La buona battaglia di don Remigio Musaragno" presentato nei giorni scorsi in Campidoglio in occasione dell´80° compleanno del sacerdote, fondatore dell’Ucsei nata nell´ambito della cooperazione internazionale per dare voce agli studenti stranieri nel nostro Paese. Oggi questi studenti provenienti da altri Paesi sono oltre 38.000: nell´anno accademico 2004/2005 erano 38.298 con una percentuale del 2,1% sull´intera popolazione universitaria italiana, una incidenza tra le più basse in Europa dove la media è pari al 6%. Lo scorso anno gli iscritti stranieri per la prima volta, negli atenei italiani sono stati 10.521 con una percentuale, rispetto ai nuovi iscritti italiani, del il 2,86%. Sempre l´anno scorso i laureati stranieri sono aumentati considerevolmente. Sono stati, infatti, 4438, il doppio rispetto ai dati del 2002, in maggioranza provenienti dal Camerun, Marocco e Zimbawe.

L’occasione degli ottant´anni del fondatore Mons. Remigio Musaragno dà l’occasione all’Ucsei di formulare alcune osservazioni e proposte per migliorare la situazione degli studenti esteri in Italia. Tra queste una legge ad hoc per valorizzare e regolare lo studio universitario di questi studenti oltre ad una politica dei visti d´ingresso da parte di consolati e di ambasciate che sia più amichevole nei confronti degli studenti, la possibilità di rendere rapida la pratica del permesso di soggiorno prevedendo anche un "permesso di soggiorno di lunga durata" per i laureandi in modo che questi, una volta completati gli studi, possano avere il tempo per esaminare la possibilità di trovare un lavoro in Italia. E ancora la richiesta al ministero degli esteri per aumentare le quote destinate alle borse di studio, magari creando un´Agenzia nazionale per la mobilità e le borse di studio.
L´Ucsei, attraverso il Collegio Internazionale "Giovanni XXIII" ospita anche 170 studenti di diverse nazionalità. La fatica mescolata a tanta determinazione e speranza "continuino a maturare i frutti di bene – è l´augurio di p. Mioli a Mons Musaragno – per un mondo che geograficamente è tanto lontano, ma di fatto ti è tanto vicino che anzi porti nel cuore". (R.Iaria/SIR/Migrantes)

http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new/bd_edit_doc_txt.edit_documento?p_id=12151

PREPARIAMOLI A TORNARE di ALBERTO BOBBIO - foto di Giancarlo Giuliani

Da 40 anni si batte perché gli universitari provenienti da Paesi del Terzo mondo rientrino, dopo la laurea, nel loro Paese. «Questo è vero aiuto allo sviluppo», dice. Ma adesso sono molto diminuiti, «e noi abbiamo una ricchezza in meno».
Sono pochi. Sono sempre di meno. E per lui sono una «ricchezza in via di estinzione». Don Remigio Musaragno quarant’anni fa ha inventato una forma anomala di cooperazione allo sviluppo: non volontari e professionisti che vanno nel Terzo mondo, ma studenti del Terzo mondo che vengono da noi a imparare: soggetti strategici del (loro) sviluppo.
Don Remigio ha inventato l’Ucsei, l’Unione cattolica studenti esteri in Italia, e il Centro Giovanni XXIII, una sorta di collegio romano dove possono vivere e studiare. In 40 anni sono passati dall’Ucsei 65 mila giovani, e circa 2 mila si sono laureati con l’aiuto di don Remigio, che oggi ha 74 anni e ritiene suoi figli i 150 che abitano al collegio: s’informa degli studi, si fa raccontare degli esami, controlla i libretti e conserva tutte le loro tesi di laurea. È soddisfatto, ma anche un po’ amareggiato: «Manca una politica sugli studenti stranieri. I Governi della Repubblica, nessuno escluso, non hanno mai saputo valorizzarli come soggetti di relazioni e di scambi culturali. Li hanno considerati sempre alla stregua degli immigrati. Invece sono studenti, come quelli italiani».



Don Remigio Musaragno con alcuni degli studenti stranieri che ospita.

Don Remigio Musaragno con alcuni degli studenti stranieri che ospita.


Oggi il numero degli studenti stranieri è ridottissimo: meno di ventimila, cioè meno dell’1 per cento degli studenti universitari. Vent’anni fa erano quasi il doppio. L’anno scorso, l’Università per stranieri di Perugia ha risparmiato un buon numero di borse di studio. Così i ponti costruiti in 40 anni da don Remigio rischiano tutti di crollare: «Non c’è nulla di straordinario in quello che abbiamo fatto. Abbiamo solo aiutato a studiare. Semmai, lo straordinario consiste nell’aver avuto il coraggio di non fermarsi mai. Non abbiamo avuto tante risorse. Abbiamo sempre creduto nella carità».

La facoltà più affollata di studenti stranieri è quella di Medicina, con circa 5.500 iscritti, poi vengono Lettere e Filosofia, Giurisprudenza, Ingegneria, Farmacia, Scienze matematiche e, per ultima, Economia. Gli studenti africani e asiatici, che sono la maggior parte, scelgono quasi tutti Medicina e Ingegneria. Gli europei, invece, quasi tutti Lettere e Filosofia. Alla fine degli anni ’50, quando l’enciclica di Pio XII Fidei donum indicò come aiuto allo sviluppo e alla decolonizzazione la preparazione di studenti del Terzo mondo, vi erano in Italia molte residenze per borsisti stranieri, collegi internazionali pubblici e privati. Uno dei primi fu quello del Cuamm (Centro universitario aspiranti medici missionari) della diocesi di Padova.



Don Remigio Musaragno.


Don Remigio Musaragno.

Il dicastero vaticano Propaganda fide incaricò allora don Remigio di fare una rilevazione statistica: «Ho visto una grande ricchezza, ma ho anche capito in fretta che ai governanti italiani non importava che questi studenti potessero diventare un potenziale, vero e assai serio, di sviluppo per i propri Paesi. E, forse, non interessava molto neppure alla Chiesa. Ci si è sempre preoccupati della cooperazione diretta. Abbiamo sempre voluto mandare i nostri. Le Organizzazioni non governative italiane non hanno mai voluto laureati del Terzo mondo, che potessero così avere occasioni per tornare. L’Italia non ha mai previsto borse di studio di rientro».
Fino all’inizio degli anni ’80, tuttavia, la situazione era migliore: moltissimi laureati tornavano in patria e diventavano professori universitari, funzionari dell’industria, insegnanti, esperti di questioni internazionali. Poi ciò è accaduto sempre di meno.
«Colpa della legge Martelli sull’immigrazione», spiega don Remigio. «Prima, l’obiettivo unico dello studente straniero era, appunto, di studiare. Con la legge gli si è dato il permesso di lavorare. Doveva inserirsi nella società italiana. È stato un grave errore. Negli ultimi dieci anni abbiamo lavorato per il loro fallimento: gli studenti vengono in Italia e cercano un’opportunità di lavoro, una qualsiasi. E finiscono spesso a lavare i vetri o a lavorare come colf. Quando critichiamo questa politica, ci accusano di essere retrogradi».



La libreria del Centro Giovanni XXIII.

La libreria del Centro Giovanni XXIII. (PONTE)

L’ultima legge sull’immigrazione riconosce allo studente straniero gli stessi diritti di quello italiano, ma lo considera ancora un immigrato, con gravissimi problemi dal punto di vista burocratico per gli extracomunitari. L’Ucsei si è battuta, durante la discussione della legge, perché venisse introdotta una norma che limitasse a tre anni, oltre la durata del corso di studio, i permessi di soggiorno: «Si rischiava di creare, non ponendo limiti, un’immagine negativa della qualità e del prestigio degli studi delle facoltà italiane», spiega Edgar Serrano, rappresentante dell’Ucsei nella Consulta nazionale per i problemi dell’immigrazione. «Un limite era sicuramente necessario, per richiamare lo studente straniero alla serietà e alla responsabilità verso lo studio».

Il principale problema resta quello del ritorno in patria degli studenti che hanno studiato in Italia. Ciò vale soprattutto per gli africani. I loro Governi non hanno denaro per gli stipendi. «Forse», osserva don Remigio, «dovremmo considerare anche le borse di studio di rientro come cooperazione allo sviluppo. Io non vorrei più ricevere lettere come questa: "Caro don Remigio, da due anni ormai sono tornato in Camerun. Ho fatto molte domande, ma nessuno ha soldi per pagarmi. Sono un po’ scoraggiato... I politici africani ci chiedono di tornare in patria, dopo la laurea. Ma quando ritorniamo, non c’è alcuna opportunità. Se le cose continuano così, rischio anche di dimenticare tutto quello che ho imparato. Forse tornerò da voi"».
«È brutto alla mia età», dice don Remigio, «vedere ponti che si spezzano».

Alberto Bobbio


DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AGLI STUDENTI DEL CENTRO CULTURALE INTERNAZIONALE "GIOVANNI XXIII" Sabato, 7 aprile 2001



           
           Carissimi studenti!


          1. Benvenuti a questo incontro, da voi tanto desiderato! Vi saluto con affetto e vi ringrazio per questa visita, che mi permette di conoscere meglio le vostre attese e speranze di giovani di diversi Paesi del mondo venuti a Roma per studiare. Saluto Mons. Remigio Musaragno, Direttore del Centro Culturale Internazionale Giovanni XXIII, nel quale egli è attivo da ben quarant'anni. Nel ringraziarlo per le cordiali espressioni che ha voluto indirizzarmi, gli formulo affettuosi auguri perché il giubileo sacerdotale, che ha celebrato recentemente, costituisca un'occasione di rinnovata donazione a Cristo e di sempre più generoso servizio ai fratelli.

Con lui saluto chi si è fatto interprete dei vostri sentimenti e quanti generosamente collaborano alla vita della vostra Comunità. Estendo il mio pensiero a tutti gli studenti delle nazioni meno ricche del mondo e agli organismi ecclesiali che si occupano di loro. Ricordo in particolare, oltre al vostro benemerito Centro, quelli oggi qui rappresentati: l'Ufficio Centrale Studenti Esteri in Italia (UCSEI) di Roma e di Perugia, e il Centro Internazionale "La Pira" di Firenze.
         
 2. Voi siete originari di cinquanta Paesi e trascorrete a Roma un significativo periodo della vostra giovinezza. Si tratta di una preziosa opportunità culturale e formativa, che vi arricchisce di competenze scientifiche e di nuove esperienze umane, consentendovi di prepararvi ad essere protagonisti generosi ed attenti dello sviluppo delle vostre rispettive nazioni. E' sicuramente un singolare privilegio per voi dimorare nella Città Eterna, cuore pulsante della Chiesa cattolica. Qui potete ammirare importanti e prestigiose vestigia dell'antica civiltà romana, nonché testimonianze eloquenti della fede cristiana. Qui vi è dato di aprire lo spirito e il cuore al sapere e ai valori della fraternità, dell'accoglienza e del rispetto delle ricchezze di ogni popolo.

Nel vostro Centro, dove convivono giovani di culture, razze, e nazioni diverse, è possibile realizzare una singolare ed arricchente esperienza di «convivialità» umana e spirituale. La multiforme provenienza dei residenti permette al Centro di essere una scuola di convivenza fraterna, dove diventa attuale e proficuo l'invito al dialogo tra le culture, che nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace dell'anno corrente ho proposto come via privilegiata per la costruzione della civiltà dell'amore e della pace. Il dialogo porta, in effetti, a riconoscere la ricchezza della diversità e dispone gli animi alla reciproca accettazione, nella prospettiva di un'autentica collaborazione, rispondente all'originaria vocazione all'unità dell'intera famiglia umana.
         
 3. Carissimi studenti, vorrei quest'oggi affidare a voi, che un domani, a Dio piacendo, potrete essere protagonisti della storia dei vostri Paesi, il compito di valorizzare al meglio questi anni di formazione per crescere umanamente, culturalmente e spiritualmente. Solo così potrete essere artefici di società nuove, dove ognuno si senta accolto come membro della stessa famiglia, chiamata a vivere nella solidarietà e nella pace.
Perché ciò si realizzi, oltre alla indispensabile preparazione scientifica e professionale, occorre in primo luogo che voi curiate il vostro personale rapporto con Dio. In un mondo dove gli interessi dominanti sembrano essere quelli materiali, vi esorto a cercare "prima il Regno di Dio e la sua giustizia", perché tutto il resto, come assicura lo stesso Gesù, vi sarà dato "in aggiunta" (cfr Mt6,33). Inoltre, l'esperienza di fede, in un contesto di multiculturalità, vi aiuterà a non assoggettarvi a facili omologazioni, a modelli culturali ispirati a una concezione secolarizzata e praticamente atea della vita, come pure a forme di radicale individualismo. Vi spingerà piuttosto ad acquisire un rapporto più maturo con i valori della vostra cultura, ad arricchirli nel confronto con altre tradizioni e a verificarli con l'esperienza vissuta dell'incontro con Cristo.
         
4. Ecco, carissimi giovani, le condizioni che possono rendere il vostro Centro un luogo di speranza, una famiglia all'interno della quale ci si rispetta e ci si ama, una palestra della «civiltà dell'amore». Venendo da molteplici Paesi, potete riflettere insieme sui motivi che, purtroppo, generano in alcuni dei popoli ai quali appartenete divisioni e odi. 

Insieme vi è possibile maturare nella reciproca conoscenza, ricercando ciò che unisce e superando quegli atavici contrasti che avviliscono talora la dignità dell'uomo. L'esperienza dell'accoglienza, della mutua comprensione e, quando necessario, del perdono costituisce un quotidiano allenamento per prepararvi alle future responsabilità, quando vi sarà domandato di essere costruttori di solidarietà e di pace, sanando le ferite e ricomponendo nelle menti e nei cuori la positiva condizione della fraternità.
       
 5. La vostra Casa è dedicata al mio venerato predecessore, il Beato Giovanni XXIII. Egli fu il Papa del dialogo e della pace, della bontà e dell'amorevolezza verso tutti. Nel corso del suo breve ma intenso pontificato, avviò un «aggiornamento» capace di imprimere alla Chiesa un vasto e significativo rinnovamento. Con il Concilio Ecumenico Vaticano II preparò, poi, la Chiesa alle sfide del terzo millennio. Nei vari incarichi, a cui fu chiamato dalla Provvidenza, conservò la sua fede semplice e un attaccamento costante alle sue radici popolari.

All'intercessione di questo Beato, a voi particolarmente vicino, affido ciascuno di voi Vi aiuti a custodire con fedeltà la vostra identità umana e cristiana, e vi renda pronti ad aprirvi coraggiosamente alle esigenze dei fratelli. Invoco, inoltre, su voi la materna protezione di Maria, Madre del Signore, e di gran cuore vi benedico insieme alle vostre speranze, alle vostre famiglie, alle persone a voi care e ai Paesi da cui provenite.
                  
http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/2001/documents/hf_jp-ii_spe_20010407_centro-giovanni-xxiii_it.html

Roma-Marche 2011, Terza Parte (3/3)

Roma-Marche 2011, Seconda Parte (2/3)

Roma-Marche 2011, Prima Parte (1/3)

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